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Hybris
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mwcgmwcwHybris (mwdain greco antico ὕβρις?, hýbris, [ˈhyːbris]) è un mwdgmwdwtopos (tema ricorrente) della mweatragedia greca e della mweqletteratura greca, che definisce un tratto della personalità o un'azione connotata da mwegsuperbia o eccessivo mweworgoglio, o di disprezzo per l'ordine umano o divino. Il termine è in parte traducibile come "mwfaarroganza", o, meglio “tracotanza”, e può essere riferito a un atto consistente in una grave offesa o violazione compiuta per effetto dell'arroganza. Nell'arco narrativo si riferisce, in generale, a un'azione ingiusta o empia avvenuta nel passato, che produce conseguenze negative su persone ed eventi del presente. È un antefatto che vale come causa a monte che condurrà alla mwfqcatastrofe quale epilogo della tragedia stessa.

Contents

Note

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Origine del termine

Le origini del termine vanno presumibilmente collocate nella sfera etica e religiosa. Nel linguaggio giuridico, mwgghybris riflette un'azione delittuosa oppure un'offesa personale compiuta "allo scopo di umiliare", il cui movente è dato non da un utile ma dal piacere, dall'orgoglio di sé che l'autore dell'atto traeva dalla malvagità dell'atto stesso, mostrando la sua superiore forza sulla vittima. L'azione dello stupro era per esempio resa col verbo ὑβρίζω mwgwhybrìzō.

mwhqHybris è il nome di una figura correlata al mwhgmito greco, secondo il quale personificava violenza e dismisura, in contrapposizione con mwhwDiche («la Giustizia»). mwiaEsiodo, rivolgendosi al fratello Perse, lo incita ad ascoltare Diche e non a preferirle Hybris. Passava per essere la madre di Coros («la Sazietà») "che freme terribilmente, deciso ad attaccare dappertutto"cite-ref-1[1], oppure Coros era ritenuto suo padrecite-ref-2[2], secondo il gioco dei simboli. Non possiede alcuna leggenda in nessun mito. Una tradizione poco conosciuta narra che si unì a mwkqZeus, e che da lui ebbe un figlio, il dio mwkgPan, divinità dei boschi.

La hýbris nell'epica

All'interno dell'Epos omerico sono evidenti più di un episodio in cui alcuni fra i personaggi si macchiano di mwlghybris oppure sfuggono a essa.

Nellmwma'mwmqmwmgIliade, mwmwAgamennone trattiene per sé come bottino di guerra mwnaCriseide, figlia di mwnqCrise, sacerdote di mwngApollo, nonostante quest'ultimo gli avesse offerto come "corrispettivo" della fanciulla innumerevoli tesori; a causa del rifiuto di Agamennone, e avendo rapito una fanciulla sacra al dio Apollo, l'mwnwAtride contravviene alle regole non scritte della cultura omerica e scatena l'ira di Apollo stesso, che scaglierà sull'accampamento mwoaacheo una grave pestilenza.

Nellmwqq'mwqgmwqwOdissea, le mwrasirene che insidiano lo stesso mwrqOdisseo sono portatrici di grande conoscenza, una conoscenza quasi "divina" e per questo proibita ai mortali che, ascoltandone anche il semplice canto, sono per questa ragione indotti a seguirle, schiantandosi con le proprie imbarcazioni sugli scogli; in questo caso, il naufragio è la punizione divina per aver peccato di mwrghybris ascoltando il canto delle sirene e desiderando quindi di essere partecipi di una conoscenza possibile solo alle mwrwDivinità.

La hýbris nella tragedia e nel mito

Nella trama della tragedia, lmwsw'mwtahybris è un evento accaduto nel passato che influenza in modo negativo gli eventi del presente. È una "mwtqcolpa" dovuta a un'azione che viola leggi divine immutabili, ed è la causa per cui, anche a distanza di molti anni, i personaggi o la loro discendenza sono portati a commettere crimini o subire azioni malvagie.

Al termine mwtwhybris viene spesso associato quello di mwuamwuqnemesis (νέμεσις), che è la sua "conseguenza": significa infatti "vendetta degli dei", "ira", "sdegno", e si riferisce alla punizione giustamente inflitta dagli dei a chi si era macchiato di mwughybris, o comunque a una conseguenza negativa inevitabile per cui qualcuno - che non è necessariamente il colpevole originario, potendo trattarsi anche di generazioni successive, di un popolo o un discendente - dovrà pagare un prezzo.

Degno di nota è anche il concetto di "invidia degli dèi" (mwvain greco antico φθόνος τῶν θεῶνmwvq?). In molte tragedie, infatti, essa costituisce lo sviluppo narrativo che porta come conseguenza al commettere un atto di mwvghybris e, di conseguenza, essere un mwvwhybristes ossia colpevole di tracotanza.

Una interpretazione di tale "colpa" è quella di collocare la sua origine nella natura umana in quanto anello di congiunzione fra le mwwqbestie e le mwwgdivinità. Ciò implica che l'mwwwuomo, in quanto essere inferiore, ha l'imperativo di non cercare di rendere se stesso "divino" attribuendosi prerogative dello mwxastatus superiore, così come pure deve evitare di cadere in una condizione animalesca. In entrambi i casi se esce dai limiti del suo mwxqstatus può incorrere nel peccato di mwxghybris. Ciò accade, ad esempio, nel racconto di mwxwIcaro, colpevole di aver voluto cercare di raggiungere una condizione di sola prerogativa divina (cioè volare fino a raggiungere il mwyaSole, che sarebbe un oggetto di natura divina) quindi punito dagli stessi dei per la sua mwyqhybris.

La più antica tragedia greca a noi pervenuta, i mwywmwzaPersiani di mwzqEschilo (472 a.C.) è emblematica in tal senso. Essa mette in scena la disfatta di mwzgSerse a mwzwSalamina nel 480 a.C. a opera degli Ateniesi, presentandola prima attraverso i timori per la sorte del re e dell'esercito espressi dal coro di vecchi dignitari persiani e dalla regina mwaaAtossa, poi attraverso il racconto del Messaggero che narra lo svolgimento della battaglia. La sconfitta persiana appare la giusta punizione delle scelte sconsiderate del sovrano, che voleva ingrandire l'impero persiano oltre i suoi confini, imponendo il giogo della servitù all'mwaqEllade. Serse nutrendo progetti fin troppo ambiziosi ha commesso un atto di mwaghybris che viene punito con la rovina sua e dell'armata persiana. Nel corso della tragedia il fantasma di Dario, padre di Serse, comparirà infatti per condannare la follia del figlio (v. 750) esortandolo a non oltraggiare più gli dei "con tracotante ardire" (v. 831) e condannandolo per aver osato aggiogare il sacro Ellesponto con un ponte di barche, pretendendo così di dominare le forze della natura che sono espressione degli dei (vv. 745-750). Il dramma tuttavia, come è stato evidenziato, condanna la mwawhybris, ma non offre indicazioni precise per evitarla, in quanto "la consapevolezza che un atto costituisce mwbahybris si può acquisire solo dopo averlo commesso e dopo averne subito le conseguenze"cite-ref-3[3].

La hýbris in campo giuridico

Il termine mwdahybris si rinviene anche in campo giuridico. Nella legislazione greca, infatti, era considerato un oltraggio compiuto senza versare sangue, un vero e proprio reato in quanto la persona era sottoposta al disprezzo pubblico perdendo così il proprio onore. Il dibattito infatti ruota proprio sul valore originario di questo lemma: se la sua accezione sia stata questa fin dal principio o se solo in un secondo momento sia passata alla sfera giuridica. Nelle mwdqOpere e giorni di Esiodo il termine ha significato di "tracotante, violento", escludendo colui che ne pecca dalla comunità civilecite-ref-4[4].

La hýbris nella cultura cristiana

Un tema simile ricorre anche nella letteratura mwfqcristiana, trasposto su un piano mwfgteologico e riformulato nel concetto di mwfwmwgapeccato originale, ad esempio nella mwgqmwggDivina Commedia di mwgwDante Alighieri: qualsiasi peccato può essere ricondotto allmwha'mwhqhybris dell'uomo, che consisterebbe nel tentare di giungere a comprendere i misteri ultimi con la sola ragione, ponendosi così egli stesso come Dio. Nel mwhgCanto XXVI dell'mwhwinferno dantesco, mwiaUlisse racconta il proprio peccato di mwiqhybris che consiste nell'essersi spinto con la propria nave troppo oltre le mwigmwiwcolonne d'Ercole fin quasi a raggiungere il mwjapurgatorio. Il tema è rappresentato anche con riferimento al mito di mwjqLucifero, l'mwjgangelo la cui caduta sarebbe appunto conseguenza di un atto di superbia.

Miti legati alla hýbris

• il mito di mwkwAracne
• il mito di mwlqBellerofonte
• il mito di mwlwEdipo
• il mito di mwmqIblīs
• il mito di mwmwIcaro
• il mito di mwnqIfigenia
• il mito di mwnwLucifero
• il mito di mwoqMarsia
• il mito di mwowNiobe
• il mito di mwpqPrometeo
• il mito di mwpwSisifo
• il mito di mwqqTantalo

Note

cite-note-11. mwsaErodoto, VIII 77.
cite-note-22. mwtaSolone, 5: mwtqDiehl.
cite-note-33. mwuqPaolo Cipolla, mwugLa hybris di Serse nei Persiani di Eschilo fra destino e responsabilità, in mwuwStudia humanitatis, giugno 2011, pp.mwva 30-31.
cite-note-44. mwwaGiulio Guidorizzi, mwwqLetteratura greca, Mondadori, 2017, pp.mwwg 517-518.

Bibliografia

• Carlo Del Grande, mwxgHybris: colpa e castigo nell'espressione poetica e letteraria degli scrittori della Grecia antica da Omero a Cleante, Napoli, Ricciardi, 1947.
• mwya(EN) Nicolas R. E. Fisher, mwyqHybris: A Study in the Values of Honour and Shame in Ancient Greece, Warminster, Aris & Phillips, 1992.

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) hubris, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.